NOI ANDIAMO AL PUKKELPOP
Guida di sopravvivenza rapida per uno dei Festival più importanti del continente.
Sul palco Shelter – lo stesso dei The Horrors, giovedi sedici.
Ecco di cosa parliamo:
Comments (0)Guida di sopravvivenza rapida per uno dei Festival più importanti del continente.
Sul palco Shelter – lo stesso dei The Horrors, giovedi sedici.
Ecco di cosa parliamo:
Comments (0)Per la settimana di Natale vi propongo, il cult dei cult, il fondamentale, la base, il mito: Highway 61 Revisited dell’immortale Bob Dylan.
Il disco del 1965 racchiude diversi generi musicali: in primis il rock and roll, poi il folk e il blues. Un lavoro rivoluzionario, non solo per i contenuti dei testi, veri e propri inni di una e più generazioni, ma per il suono, anticonformista e pieno di contaminazioni.
Senza paura, senza aspettative, questo disco sembra essere più un lavoro diretto all’artista stesso che al pubblico. Dylan non ha paura di sfogare la sua rabbia, non ha paura di mescolare il blues con le chitarre elettriche e il folk con il rock and roll.
Una lunga autostrada la highway 61, che attraversa l’America da nord a sud fino alla musicalmente fertilissima Louisiana. Questo lavoro è quindi,sostanzialmente, un viaggio in cui Bob Dylan si apre alle diverse influenze musicali americane con grande curiosità e desiderio di scoperta e contaminazione. È album che sa di America, quella autentica, non quella patinata, ma quella vera della campagna, delle periferie, delle fumose città, della gente comune. Con un tono forse meno di ribellione e di palladino dei diritti civili, ma comunque diretto e senza censure, Bob Dylan racconta sé stesso come se stesse vomitando: senza riuscire a contenersi e senza formalismi.
A Natale rispolverate questo cult, perché ogni tanto fa bene chiedersi “how does it feel” , o se non altro per risentire il magico suono dell’armonica hammond.
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For Christmas week I suggest you, the cult of the cult, the fundamental, the basic, the myth: Highway 61 Revisited by the immortal Bob Dylan.
The album of 1965 contains different kinds of music: rock and roll at first, then the folk and blues. A revolutionary work, not only for lyric contents , hymns for generations, but for the sound, unconventional and full of contaminants.
Without fear, without expectations, this album seems to be more for the artist himself than for the pubblic . Dylan is not afraid to give vent to his anger, not afraid to mix the blues with electric guitars and folk music with rock and roll.
A so long highway, the highway 61, which crosses America from north to south, finally to the musically fertile Louisiana. This work is therefore essentially a journey in which Bob Dylan opens himself to different American musical influences with great curiosity and desire for discovery and contamination. This album tastes of America, the real one, not the insincere one: the real campaign, the suburbs, the smoky city of ordinary people. Maybe with less rebel tone of the civil rights champion, anyway direct and uncensored, Bob Dylan tells himself as if he were vomiting: unable to contain himself, and without formality.
At Christmas, brush up this cult, because sometimes it good to ask “how does it feel”, or, at least, just to listen the harmonic Hammond magic sound.
Comments (0)Dinamici, energici, trascinanti, originali, sopraffini, questi sono solo alcuni degli aggettivi che si possono associare ai Vintage Trouble, gruppo californiano (sono di Hollywood) quasi sconosciuto in Italia ma di sicuro avvenire e di grande spessore artistico. Il loro manager, lo stesso dei Kiss, è sicuramente un grande intenditore di musica e in loro ha visto una fiamma, quella vena artistica che può solo contagiare e che lunedì 5 dicembre ha assolutamente fatto innamorare il pubblico della Salumeria della Musica.
Giunti in Italia in sordina durante un tour che li porterà presto in Inghilterra dove hanno raggiunto la posizione 49 della chart e forti del premio come migliore Band emergente del 2011, anno della loro formazione, hanno letteralmente travolto il pubblico a colpi di soul, rock e blues mischiati in uno stile forte e dal sapore antico.
Alla prima canzone non puoi fare a meno di cominciare a muovere i piedi a ritmo, dopo trenta secondi ti ritrovi, senza volere, davanti al palco a ballare. Ty Taylor il frontman e voce del gruppo ha una carica che raramente abbiamo visto anche in grandi star della musica. La sua voce vellutata e forte accarezza la musica come un sax accompagna un grande assolo. Nessuna stonatura, nessuna incertezza un canto pieno che ti arriva dritto al cuore lacerandolo in un impeto di gioia. Una delle voci “emergenti” migliori sentite fino ad ora.
Il resto del gruppo formato da Nalle Colt alla chitarra, Rick Barrio Dill al basso e Richard Danielson alla batteria, sembra nato per questo genere musicale, tutti assieme danno forza al loro repertorio e le canzoni scorrono durante la serata con una passione e una carica sfrenata. Blues Hand Me Down, Gracefully, Nancy Lee, Nobody Told Me, Run Outta You sono alcuni dei pezzi eseguiti, uno più bello dell’altro, e tutti interpretati alla perfezione dalla band che non solo suona ma fa spettacolo, cattura il pubblico e lo porta in un esperienza tridimensionale. Ty poi gioca con i fan canta con loro, gli cede il microfono, scherza chiacchiera, fa tutto parte di un copione che per un’ora e mezza tiene tutti con gli occhi verso il palco facendo volare il tempo in un secondo.
Vogliamo fare un appunto? Forse a questo gruppo manca ancora il singolo mondiale che permetterebbe loro di entrare tra i grandi della musica, siamo certi che arriverà, perchè il talento è eccezionale. In pochi li conoscono, ma se vi dovesse capitare l’occasione di vederli dal vivo non rinunciate, ne vale la pena. Il loro CD si chiama: The Bomb Shelter Session e loro sono i Vintage Trouble.
Voto concerto: 10 con lode
Troverete tutte le foto del concerto qui
English Version and Other Photos after the jump – Altre foto e la versione inglese dopo il salto
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