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	<title>Wait! Music &#187; CULT NOT CLASSIC</title>
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		<title>CULT NOT CLASSIC: SOUNDS OF SILENCE &#8211; SIMON &amp; GARFUNKEL</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 21:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L.</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULT NOT CLASSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Simon & Garfunkel]]></category>
		<category><![CDATA[Sound of Silence]]></category>
		<category><![CDATA[The Sound of Silence]]></category>

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		<description><![CDATA[Simon &#38; Garfunkel, restano sempre lì, timidi nel limbo tra il rock e il folk, tra Bob Dylan e i Beach Boys. Ecco perché ho scelto di parlare di Sounds of Silence l’opera maestra del duo acustico americano. Sounds of Silence esce nel ’66, nel pieno della metamorfosi del rock. Il rock’n roll allegro e spensierato si [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.waitmusic.com/cult-not-classic-2/cult-not-classic-sounds-of-silence-simon-and-garfunkel/attachment/sounds_of_silence/" rel="attachment wp-att-2603"><img class="alignnone size-large wp-image-2603" alt="sounds_of_silence" src="http://www.waitmusic.com/wp-content/uploads/2013/05/sounds_of_silence-519x519.jpg" width="519" height="519" /></a></p>
<p><strong><a href="http://www.simonandgarfunkel.com/us/home" target="_blank">Simon &amp; Garfunkel</a></strong>, restano sempre lì, timidi nel limbo tra il rock e il folk, tra <strong>Bob Dylan</strong> e i <strong>Beach Boys</strong>.</p>
<p>Ecco perché ho scelto di parlare di <strong>Sounds of Silence</strong> l’opera maestra del duo acustico americano.</p>
<p>Sounds of Silence esce nel ’66, nel pieno della metamorfosi del rock. Il rock’n roll allegro e spensierato si stava trasformando in qualcosa di più consistente, profondo e introspettivo, alla luce di quello che stava accadendo in <strong>America</strong>.</p>
<p>Anche solo leggendo il testo di <em>the sound of silence</em> si riesce a avere ben chiaro tutta la filosofia che sostiene l’album, il rumore del silenzio, l’oscurità amica, il bisogno di isolamento, il disagio raccontato con poesia, mai gridato o ostentato. <strong>Simon &amp; Garfunkel</strong> non protestano, non si ribellano, sono riflessivi e vagamente rassegnati.</p>
<p>Mai incazzati, mai melensi, sempre dritti al punto ma con delicatezza, nei suoni, acustici, leggeri, quasi naturali e con le parole semplici ma profonde. Sono semplicemente canzoni dei sentimenti senza essere banalmente sentimentali. Nessuno era stato così abile da argomentare le sensazioni come gli inquieti discreti <strong>Simon &amp; Garfunkel</strong>.</p>
<p>Canzoni per innamorarsi queste, di un luogo, di un profumo, di una stagione, di un attimo che passa e che non tornerà mai più. Attualissimo.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/My9I8q-iJCI" height="315" width="420" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>CULT NOT CLASSIC: JOY DIVISION &#8211; AN IDEAL FOR LIVING</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2012 13:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manja</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULT NOT CLASSIC]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei salottini ancora si discute sulla paternità dell&#8217;Ep. Secondo alcuni da attribuire ancora ai Warsaw, secondo altri, a tutti gli effetti, ai Joy Division. La questione è di poco conto ai fini pratici, sempre di Ian Curtis e company si tratta; rileva al massimo ai fini di una corretta qualificazione musicale e di genere. Infatti quello [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.waitmusic.com/cult-not-classic-2/cult-not-classic-joy-division-an-ideal-for-living/attachment/600full-an-ideal-for-living-cover/" rel="attachment wp-att-2352"><img class="alignnone size-large wp-image-2352" title="600full-an-ideal-for-living-cover" src="http://www.waitmusic.com/wp-content/uploads/2012/12/600full-an-ideal-for-living-cover-519x519.jpg" alt="" width="519" height="519" /></a></p>
<p>Nei salottini ancora si discute sulla paternità dell&#8217;Ep. Secondo alcuni da attribuire ancora ai <strong>Warsaw</strong>, secondo altri, a tutti gli effetti, ai <strong>Joy Division</strong>.</p>
<p>La questione è di poco conto ai fini pratici, sempre di <strong>Ian Curtis</strong> e company si tratta; rileva al massimo ai fini di una corretta qualificazione musicale e di genere. Infatti quello che ascoltiamo di queste tracce è molto Warsaw e poco Joy Division &#8211; per come li abbiamo conosciuti, o per come ce li hanno imposti i media. Ciò che conta, comunque, è l&#8217;importanza di un lavoro poco conosciuto dalla folla &#8211; e dai fans dell&#8217;ultimo minuto &#8211; che invece ha dato un&#8217;impronta profondissima al rock inglese.</p>
<p><strong><a href="http://www.lastfm.it/music/Joy+Division/An+Ideal+for+Living" target="_blank">An Ideal for Living</a> </strong>esce, se non in contemporanea, appena dopo i <em>Sex Pistols</em> e musicalmente, si evince già dal primo ascolto quanto il punk abbia influenzato questo primo lavoro. Ma non solo. Non c&#8217;è quel distruttismo cosmico e insurrezionalista di <strong>Never Mind the Bollocks</strong>, ma al contrario ci troviamo di fronte ad un delirio lucido del contesto sociale.</p>
<p>Non ho chiesto di venire al mondo, mi ci hanno portato e oggi posso solo sentirmi una vittima. Vittima delle frustrazioni; delle illusioni, che nascono nel mio intimo, alimentate da chi mi circonda ed infrante contro le pareti della mia camera. Non c&#8217;è voluto molto per e per farmi cadere nel oblio, un oblio domestico nel quale dominano noia ed alienazione. Mi avete ingannato, dandomi una pacca sulla spalla prima e sgambettandomi da dietro poi. Davanti a me un muro. Qualcuno mi aveva detto che avrei anche potuto fare un balzo per lasciarmelo alle spalle e invece, alzo gli occhi e non vedo nemmeno la sua fine.</p>
<p>Album manifesto di una nascente ed alternativa <em>gioventù Hitleriana</em>, costretta ad omologarsi e a seguire le orme dei potenti per sopravvivere dignitosamente, ma senza onore, nel mondo che si è trovata di fronte e dal quale non c&#8217;è salvezza.</p>
<p>L&#8217;Ep suona molto punk, appunto, con le nevrotiche schitarrate di<strong> Bernard Sumner</strong> che tagliano il suono ed improvvisi crash di batteria che, come lampi, squarciano la metrica e preludono a quelli che saranno i tipici suoni <em>New Wave</em>, propri dei <strong>Joy Division</strong> medesimi.  <strong>Ian Curtis</strong>, ancora quasi irriconoscibile, sbeffeggia arrogante il suo mito <strong>David Bowie</strong>  - dal quale deriva proprio il nome Warsaw - e ne trasforma l&#8217;immagine, creando un forte senso di ribellione e di esasperazione. <strong>Peter Hook</strong> fa il resto, sebbene siamo ancora lontani dai bassi torbidi e melmosi di <strong>Unknown Pleasures</strong>.</p>
<p>In questo breve scorcio di tempo &#8211; poco più di un quarto d&#8217;ora &#8211;  ci troviamo di fronte al progetto Joy Division ancora <em>in nuce</em>, primordiale per certi aspetti, ma già indirizzato, quanto a sonorità, verso la <em>New Wave</em> della quale vedranno l&#8217;inizio, ma non la fine.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/AtpyAVzdXVw?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/serIf92zTDc?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></p>
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		<title>CULT NOT CLASSIC: NEW ORDER &#8211; POWER, CORRUPTION &amp; LIES</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 16:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manja</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULT NOT CLASSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption & Lies]]></category>
		<category><![CDATA[New Order]]></category>
		<category><![CDATA[power]]></category>

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		<description><![CDATA[Manchester era cambiata e anche noi sentivamo che qualcosa era mutato, per sempre. Ian non c&#8217;era più e durante quegli anni di incosolabile travaglio, tra un primo album incerto e nuove idee, arrivarono le luci e la disco. Liberarsi del fardello del passato è stato impegnativo e senza dubbio qualcosa ce lo siamo portati dietro, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.waitmusic.com/cult-not-classic-2/cult-not-classic-new-order-power-corruption-lies/attachment/pcl-new-order/" rel="attachment wp-att-1864"><img class="alignnone size-full wp-image-1864" title="p,c,l. new order" src="http://www.waitmusic.com/wp-content/uploads/2012/06/pcl.-new-order.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p>Manchester era cambiata e anche noi sentivamo che qualcosa era mutato, per sempre. <strong>Ian</strong> non c&#8217;era più e durante quegli anni di incosolabile travaglio, tra un primo album incerto e nuove idee, arrivarono le luci e la disco. Liberarsi del fardello del passato è stato impegnativo e senza dubbio qualcosa ce lo siamo portati dietro, ma oggi, dopo anni guardiamo indietro, a quel 1983, quando <a href="http://itunes.apple.com/us/album/power-corruption-lies-collectors/id294798817" target="_blank"><strong>Power, Corruption &amp; Lies</strong></a>, stravolse il mondo della musica.</p>
<p>E lo stravolse a partire dalla sua copertina, così semplice e scarna a prima vista, ma così criptica ed innovativa. Tratta da <strong>Basket of Roses</strong> di <strong>Henri Fantin-Latour</strong>, rappresenta la solitudine del dolore, il passare inesorabile del tempo e lo colora con le tonalità fioche dei sentimenti. Allo stesso tempo, però, esalta il mondo dei segni e ci fornisce innumerevoli chiavi di lettura. Colori, numeri e lettere in un enigma per veri appassionati. Ogni fiore, ogni sfumatura di colore (cui corrispondono altrettante lettere), infatti, cela il senso intero del loro lavoro e lo rende ancora più interpretabile e meno scontato.</p>
<p>Meno scontato perchè le lunghe sequenze delle <em>drum machine</em>, spesso identiche tra loro, sono tutt&#8217;altro che un semplice susseguirsi di algoritmi e codici, ma sono l&#8217;essenza del nuovo che avanza e che si fa spazio tra le corde delle chitarre di <strong>Sumner</strong>; a volte in punta di piedi, altre, inarrestabile come un carro armato.</p>
<p>Manchester era cambiata, si diceva; e anche noi, in quel momento di crescita obbligata dovevamo cambiare. Avremmo potuto cambiare anche il mondo, perchè no? E così fu, infatti.</p>
<p>Quando venne presentata al mondo <strong>Blue Monday</strong> lo shock fu immediato. Ripresa nelle sue fasi embrionali in <strong>586</strong> e <strong>The</strong> <strong>Beach </strong>e poi trasformata in uno dei più grandi successi della storia, rappresenta la novità per eccellenza. <em>Sample</em> della <strong>Oberheim DMX </strong>ed il genio di <strong>Steve</strong> <strong>Morris </strong>che imbastisce una sequenza ritmica rivoluzionaria e portata al limite, con quel cambio di rullanti che frana sul timpano. La formula vincente nasce da qui; dalla simbiosi tra l&#8217;organico ed il meccanico, tra semplici &#8220;rumori&#8221; e fantasie visionarie. Influenzati, indubbiamente dai <strong>Kraftwerk</strong> e dalla primissima disco music aggiungono ulteriori elementi che lo rendono, se non fosse già palese, un disco epocale. Basso e voce fanno il resto; cupo il primo, quasi indecifrabile la seconda. Una voce fredda che si contrappone magistralmente al calore intenso del basso di <strong>Peter</strong> <strong>Hook</strong>.</p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ftJZomwDhxQ?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/ftJZomwDhxQ?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Ma il disco è anche tradizionale e regala ballate <em>New Wave</em> tra le più belle mai ascoltate: <strong>Age of Consent</strong>, <strong>Leave Me Alone</strong> e <strong>Your Silent Face</strong>; accompagnate, peraltro, da liriche sincere che legano come un cordone ombelicale il passato ed il <em>nuovo ordine</em>, in un gioco di ricordi e speranze che smuove l&#8217;animo.</p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/8ahU-x-4Gxw?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/8ahU-x-4Gxw?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>CULT NOT CLASSIC: THE SMITHS &#8211; MEAT IS MURDER</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 13:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manja</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULT NOT CLASSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Meat is Murder]]></category>
		<category><![CDATA[The Smiths]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;impegno politico e la protesta sociale hanno vari volti e i The Smiths in questo senso hanno indossato sempre le più svariate maschere per manifestare il loro dissenso. Meat is Murder però, a differenza di altri importantissimi album nella carriera di Morrisey, è indubbiamente il più esposto ed in parte il più maturo. Sono lontani [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.waitmusic.com/cult-not-classic-2/cult-not-classic-the-smiths-meat-is-murder/attachment/meat-is-murder/" rel="attachment wp-att-1751"><img class="alignnone size-full wp-image-1751" title="meat is murder" src="http://www.waitmusic.com/wp-content/uploads/2012/05/meat-is-murder.jpeg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p>L&#8217;impegno politico e la protesta sociale hanno vari volti e i <strong><a href="http://www.johnny-marr.com/" target="_blank">The Smiths</a></strong> in questo senso hanno indossato sempre le più svariate maschere per manifestare il loro dissenso. <strong><a href="http://itunes.apple.com/it/album/meat-is-murder-remastered/id464694295" target="_blank">Meat is Murder</a></strong> però, a differenza di altri importantissimi album nella carriera di <strong>Morrisey</strong>, è indubbiamente il più esposto ed in parte il più maturo. Sono lontani &#8211; sebbene non in senso prettamente cronologico &#8211; i tempi dei fiori in tasca, con i quali si è dato il via al fenomeno <em>indie</em> modernamente inteso e spesso ridotto a stereotipo culturale, più che musicale.</p>
<p>Questo è un <em>Cult</em> d&#8217;altri tempi, un cult che con grande ironia e senso del reale, come una lista della spesa, ha elencato le dinamiche che più interessavano la band. Sarebbe riduttivo, peraltro, fermarsi all&#8217;analisi semantica delle parole e all&#8217;impatto del soldatino sul campo di battaglia. La protesta investe tutto il Paese, a partire, ovviamente, dalla loro Manchester, città nella quale era più facile prendere schiaffoni dai maestri che leggere un libro.</p>
<p>L&#8217;album parte dalle piccole dinamiche del terrorismo psicologico del mondo dell&#8217;istruzione &#8211;  indubbiamente autobiografiche &#8211; per arrivare al lamento dei bovini maciullati dai magnati della ristorazione. Oggi, forse, tutto questo può sembrare banale, ma per i tempi era sicuramente un elemento in parte anche pericoloso, soprattutto se manifestato da una band sempre definita, anche qui in modo molto riduttivo, <em>pop</em>; band che, peraltro, doveva necessariamente superare il discreto impatto del primo album.</p>
<p>In mezzo ci sta tutto il classico repertorio dei <strong>The Smiths</strong> e quindi la poesia mescolata ad efficacissime melodie e chitarre caratteristiche del mondo britannico; ovviamente la costante è sempre la solitudine e quel senso di impotenza di fronte ai massimi sistemi. Musicalmente intraprendono sentieri più incerti, che introducono alla musica anni novanta e non si limitano ai riff alla <em>This Charming Man</em>. Le ballate d&#8217;amore però non mancano e, soprattutto, in <strong>Well I Wonder</strong> troviamo quel filo conduttore che collega i sentimenti e l&#8217;arte di Morrisey alla musica che ha sempre prodotto.</p>
<p>Fiori o non fiori, questo è il dilemma.</p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XRY4sGayLZ8?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/XRY4sGayLZ8?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>CULT NOT CLASSIC: RADIOHEAD &#8211; AMNESIAC</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 19:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manja</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULT NOT CLASSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesiac]]></category>
		<category><![CDATA[cult not classic]]></category>
		<category><![CDATA[radiohead]]></category>

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		<description><![CDATA[Registrato nella stessa sessione di Kid-A, Amnesiac è stato spesso considerato dalla massa come il fratello povero dell&#8217;album che ha segnato il cambiamento dei Radiohead. Che poi parlare di cambiamento è sempre pericoloso; forse, infatti, sarebbe meglio chiamarla evoluzione, ovvero sperimentazione. In realtà, ci troviamo di fronte al lavoro che, forse, più di tutti ha contraddistinto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.waitmusic.com/cult-not-classic-2/cult-not-classic-radiohead-amnesiac/attachment/amnesiac-front/" rel="attachment wp-att-1442"><img class="alignnone size-large wp-image-1442" title="Amnesiac Front" src="http://www.waitmusic.com/wp-content/uploads/2012/02/Amnesiac-Front-519x512.jpg" alt="" width="519" height="512" /></a></p>
<p>Registrato nella stessa sessione di <em>Kid-A</em>, <strong><a href="http://itunes.apple.com/it/album/amnesiac/id16147384" target="_blank">Amnesiac</a></strong> è stato spesso considerato dalla massa come il fratello povero dell&#8217;album che ha segnato il cambiamento dei <strong><a href="http://radiohead.com/" target="_blank">Radiohead</a></strong>. Che poi parlare di cambiamento è sempre pericoloso; forse, infatti, sarebbe meglio chiamarla evoluzione, ovvero sperimentazione.</p>
<p>In realtà, ci troviamo di fronte al lavoro che, forse, più di tutti ha contraddistinto il potere compositivo e camaleontico di una della rock band più innovative della storia. Un potere che sa manifestarsi nelle più svariate forme: dall&#8217;elettronica sperimentale, al classico rock alternativo di <em>Ok Computer</em>. Un potere a volte ingombrante, capace di trasformare un album da cantina in un Cult d&#8217;altri tempi.</p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/zbKQPqs-cqc?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/zbKQPqs-cqc?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><em>Amnesiac</em> è disordinato, scomposto e senza apparente filo logico, rispetto ai lavori precedenti. Un album complesso che, traccia dopo traccia, viene scandito dalle emozioni e dalle sensazioni. La malinconia di <strong>Pyramid Song</strong> e la disillusione di <strong>Knives Out</strong>; le lente rullate <em>jazz</em> ed i primi sentori di quello che sarà il nuovo volto dei <strong>Radiohead</strong>. Parte del lavoro, infatti, è caratterizzata dal totale distacco dagli schemi pop e strutturati del fare musica di quegli anni.</p>
<p>Un Cult che ha chiuso un ciclo e che ha messo in note il turbamento maturo della band.</p>
<p>Chiudo, parafrasando lo stesso <strong>Yorke</strong>: <em>&#8220;Kid A&#8221; era come uno shock elettrico. &#8220;Amnesiac&#8221; è come essere nei boschi, in campagna. Penso che l&#8217;artwork sia il modo migliore per spiegarlo. L&#8217;artwork di &#8220;Kid A&#8221; era tutto sviluppato sulla distanza. I fuochi erano tutti dall&#8217;altra parte della collina. Con &#8220;Amnesiac&#8221;, tu sei nella foresta mentre divampa il fuoco</em>».</p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/f7jkMbTRfPs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/f7jkMbTRfPs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/dhNkK11qnTQ?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/dhNkK11qnTQ?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>CULT NOT CLASSIC: LESSERS MATTERS &#8211; THE RADIO DEPT.</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 14:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manja</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULT NOT CLASSIC]]></category>
		<category><![CDATA[cult not classic]]></category>
		<category><![CDATA[Lessers Matters]]></category>
		<category><![CDATA[The Radio Dept]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi vi parlo di un vero e proprio Cult, forse un po&#8217; underground, ma ad inizio millennio è stato un fulmine a ciel sereno, che merita di essere riportato a galla: Lessers Matters dei The Radio Dept.. Album d&#8217;esordio della band svedese, che ha immediatamente entusiasmato la critica e che, nostro malgrado, si è imposto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.waitmusic.com/cult-not-classic-2/cult-not-classic-lessers-matters-the-radio-dept/attachment/lesser-matters/" rel="attachment wp-att-1351"><img class="alignnone size-large wp-image-1351" title="lesser-matters" src="http://www.waitmusic.com/wp-content/uploads/2011/12/lesser-matters-519x466.jpg" alt="" width="519" height="466" /></a></p>
<p>Oggi vi parlo di un vero e proprio Cult, forse un po&#8217; underground, ma ad inizio millennio è stato un fulmine a ciel sereno, che merita di essere riportato a galla: <strong>Lessers Matters</strong> dei <strong><a href="http://www.theradiodept.com/" target="_blank">The Radio Dept.</a></strong>.</p>
<p>Album d&#8217;esordio della band svedese, che ha immediatamente entusiasmato la critica e che, nostro malgrado, si è imposto solo a veri cultori di quello che è rimasto dell&#8217;universo <em>New Wave</em>. Non fermiamoci, però, alle etichette.</p>
<p><strong><a href="http://itunes.apple.com/us/album/lesser-matters/id360499371" target="_blank">Lessers Matters</a></strong> è un viaggio organico, che mescola in modo superbo differenti stili musicali e che, soprattutto, non copia asetticamente ciò che ci hanno lasciato i pionieri del primissimo <em>dreampop. </em> Ogni brano è connotato da leggerissime melodie, che esprimono un azzeccatissimo compromesso tra il nuovo ed il vecchio, tra il sintetico e l&#8217;acustico. E ancora, traccia dopo traccia, troviamo potenti riverberi e numerosi arpeggi; un dipinto dal cielo grigio con pochi e timidi raggi di sole. Tutto dominato da un&#8217;atmosfera lo-fi che rende il progetto unico e, per certi versi, inimitabile (o irripetibile).</p>
<p>Molte le citazioni, molti i rimandi. Dallo <em>Shoegaze,</em> ai <strong>Cure</strong>; dai <strong>The Smiths</strong> agli <strong>Smashing Pumpkins</strong> sebbene, hanno sempre dichiarato di ispirarsi moltissmo ai <strong>Pet Shop Boys</strong>. (ma questo lo si vedrà nel corso della lunga carriera con gli album più recenti). Molte le citazioni sì, ma poche le scimmiottature dei grandi.</p>
<p>Brani come <em>1995</em>, <em>Why won&#8217;t you talk about this? o</em> <em>Ewan, </em>riportano la mente ai giorni passati ed alle mille malinconie dei giorni sventurati, ma lo fanno con un&#8217;educazione ed una posatezza che in pochissime band riusciamo a trovare. Un senso di vuoto e di solitudine, che le loro terre raccontano; un approccio maturo alle difficoltà e la lucida capacità di mettere in note il profondo rimpianto, per ciò che non siamo in grado di superare.</p>
<p>Ho scelto <strong><em>Against The Tide</em></strong>, che forse più di tutti porta con sè il messaggio che questi ragazzi vogliono lasciarci; brano che, peraltro, verrà poi ripreso nella piu recente <strong><em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=BxILAI71mgY" target="_blank">We would fall against the tide</a></em></strong>.  Un brano nel quale la forza della melodia è portata fino ai gradini più alti della semplicità e della coerenza; melodia che, con pochi e precisi versi, ci trascina leggera verso il senso della vita e dell&#8217;amore.</p>
<p>&#8220;<em>Cause you and i, we move against the tide.</em>&#8221;</p>
<p>____________________________________________</p>
<p><em>Today we speak of a veritable cult, maybe a little &#8217;underground, but at the beginning of the millennium was a bolt from the blue, that deserves to be resurfaced: </em><strong><em>Lessers </em></strong><em><strong>Matters</strong> of <strong><a href="http://www.theradiodept.com/" target="_blank">The Radio Dept.</a></strong>.</em></p>
<p><em>Swedish band&#8217;s debut album, which immediately impressed the critics and that,in spite of us, it is imposed only to true lovers of what is left of the universe of New Wave. But go one and do not stop to labels.</em></p>
<p><em><strong><a href="http://itunes.apple.com/us/album/lesser-matters/id360499371" target="_blank">Lessers Matters</a></strong> is an organic journey that blends superbly different musical styles and, above all, do not copy aseptically what we&#8217;ve taken from first pioneers of Dreampop. Each track is marked by the tiny tunes, that express a compromise between the old and new, between the synthetic and the acoustic. Track after track, we find powerful reflections and numerous arpeggio; a painting from the gray sky with a few timid sun beams. All it&#8217;s dominated by lo-fi atmosphere, that makes the project unique.</em></p>
<p><em>There are many citations and many references. From Shoegaze to the Cure; from the Smiths passing by The Smashing Pumpkins, though, they&#8217;ve always claimed to be inspired from Pet Shop Boys (especially in newest album). Many of the quotes, yes, but few of the great mockery. Songs like &#8220;<strong>1995</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Why won&#8217;t you talk about this?</strong>&#8221; or &#8220;<strong>Ewan</strong>&#8220;, bring the mind to the thousand </em><em>melancholy </em><em>days,  but they do it with an education and a poise that it&#8217;s not easy to find in </em><em>bands </em><em>. A sense of emptiness and loneliness, which tell of their lands; a mature approach to the difficulties and a </em><em>lucid</em><em> ability to notes in the deep regret for what we are not able to overcome.</em></p>
<p><em>I chose &#8220;<strong>Against The Tide</strong>&#8220;, which, perhaps, most of all brings the message that these guys want to leave; this song, however, was later taken up in the most recently &#8220;<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=BxILAI71mgY" target="_blank">We would fall Against the Tide</a></strong>&#8220;. A song, in which, the strength of the melody is carried to the upper echelons of simplicity and consistency; melody that, with few and  precise verses, drags us toward the meaning of life and love.</em></p>
<p>&#8220;<em>Cause you and i, we move against the tide.</em>&#8221;</p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Rq5F9plHfvs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Rq5F9plHfvs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>CULT NOT CLASSIC: HIGHWAY 61 REVISITED &#8211; BOB DYLAN</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 19:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L.</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLUES]]></category>
		<category><![CDATA[CULT NOT CLASSIC]]></category>
		<category><![CDATA[ROCK]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Dylan]]></category>
		<category><![CDATA[Highway 61 Revisited]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la settimana di Natale vi propongo, il cult dei cult, il fondamentale, la base, il mito: Highway 61 Revisited dell’immortale Bob Dylan. Il disco del 1965 racchiude diversi generi musicali: in primis il rock and roll, poi il folk e il blues.  Un lavoro rivoluzionario, non solo per i contenuti dei testi, veri e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.waitmusic.com/rock/cult-not-classic-highway-61-revisited-bob-dylan/attachment/bob-dylan-highway-61-revisited/" rel="attachment wp-att-1333"><img class="alignnone size-full wp-image-1333" title="bob-dylan-highway-61-revisited" src="http://www.waitmusic.com/wp-content/uploads/2011/12/bob-dylan-highway-61-revisited.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p>Per la settimana di Natale vi propongo, il cult dei cult, il fondamentale, la base, il mito: <strong><a href="http://itunes.apple.com/us/album/highway-61-revisited/id201281514" target="_blank">Highway 61 Revisited</a></strong> dell’immortale <strong><a href="http://www.bobdylan.com/" target="_blank">Bob Dylan</a>.</strong><br />
Il disco del 1965 racchiude diversi generi musicali: in primis il rock and roll, poi il folk e il blues.  Un lavoro rivoluzionario, non solo per i contenuti dei testi, veri e propri inni di una e più generazioni, ma per il suono, anticonformista e pieno di contaminazioni.<br />
Senza paura, senza aspettative, questo disco sembra essere più un lavoro diretto all’artista stesso che al pubblico. <strong>Dylan</strong> non ha paura di sfogare la sua rabbia, non ha paura di mescolare il blues con le chitarre elettriche e il folk con il rock and roll.<br />
Una lunga autostrada la highway 61, che attraversa l’America da nord a sud fino alla musicalmente fertilissima Louisiana.  Questo lavoro è quindi,sostanzialmente, un viaggio in cui <strong>Bob Dylan</strong> si apre alle diverse influenze musicali americane con grande curiosità e desiderio di scoperta e contaminazione. È album che sa di America, quella autentica, non quella patinata, ma quella vera della campagna, delle periferie, delle fumose città, della gente comune. Con un tono forse meno di ribellione e di palladino dei diritti civili, ma comunque diretto e senza censure, <strong>Bob Dylan</strong> racconta sé stesso come se stesse vomitando: senza riuscire a contenersi e senza formalismi.</p>
<p>A Natale rispolverate questo cult, perché ogni tanto fa bene chiedersi “how does it feel” , o se non altro per risentire il magico suono dell’armonica hammond.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>For Christmas week I suggest you, the cult of the cult, the fundamental, the basic, the myth: <strong><a href="http://itunes.apple.com/us/album/highway-61-revisited/id201281514" target="_blank">Highway 61 Revisited</a></strong> by the immortal <strong><a href="http://www.bobdylan.com/" target="_blank">Bob Dylan</a></strong>.</em><br />
<em>The album of 1965 contains different kinds of music: rock and roll at first, then the folk and blues. A revolutionary work, not only for lyric contents , hymns for generations, but for the sound, unconventional and full of contaminants.</em><br />
<em> Without fear, without expectations, this album seems to be more for the artist himself than for the pubblic . <strong>Dylan</strong> is not afraid to give vent to his anger, not afraid to mix the blues with electric guitars and folk music with rock and roll.</em><br />
<em> A so long highway, the highway 61, which crosses America from north to south, finally to the musically fertile Louisiana. This work is therefore essentially a journey in which <strong>Bob Dylan</strong> opens himself to different American musical influences with great curiosity and desire for discovery and contamination. This album tastes of America, the real one,  not the insincere one: the real campaign, the suburbs, the smoky city of ordinary people. Maybe with less rebel tone of the civil rights champion, anyway direct and uncensored, <strong>Bob Dylan</strong> tells himself as if he were vomiting: unable to contain himself, and without formality.</em></p>
<p><em> At Christmas, brush up this cult, because sometimes it good to ask &#8220;how does it feel&#8221;, or, at least, just to listen the harmonic Hammond magic sound.</em></p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cLiLSRKms30?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/cLiLSRKms30?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>EVENT: CHRISTOPHER CROSS @SALUMERIA DELLA MUSICA &#8211; MILAN</title>
		<link>http://www.waitmusic.com/event-2/event-christopher-cross-salumeria-della-musica-milan/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 22:08:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULT NOT CLASSIC]]></category>
		<category><![CDATA[EVENT]]></category>
		<category><![CDATA[arthur]]></category>
		<category><![CDATA[event]]></category>

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		<description><![CDATA[Se non sapete cosa fare domani sera vi segnaliamo un concerto davvero interessante alla Salumeria della Musica a Milano. Christopher Cross autore di grandi hit degli anni &#8217;80 vincitore di 5 Grammy, 1 Golden Globe e 1 Oscar autore di &#8220;Best that you can do&#8221; colonna sonora del film Arthur presenterà il suo nuovo album [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.waitmusic.com/event-2/event-christopher-cross-salumeria-della-musica-milan/attachment/cross-news-197499-1/" rel="attachment wp-att-1208"><img class="aligncenter size-large wp-image-1208" title="Cross-news-197499-1" src="http://www.waitmusic.com/wp-content/uploads/2011/11/Cross-news-197499-1-519x286.jpg" alt="" width="519" height="286" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Se non sapete cosa fare domani sera vi segnaliamo un concerto davvero interessante alla Salumeria della Musica a Milano. Christopher Cross autore di grandi hit degli anni &#8217;80 vincitore di 5 Grammy, 1 Golden Globe e 1 Oscar autore di &#8220;Best that you can do&#8221; colonna sonora del film Arthur presenterà il suo nuovo album di inediti &#8220;Doctor Faith&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">______________________</p>
<p style="text-align: justify;"><em>If you do not know what to do tomorrow night, we announce a concert really interesting to Salumeria della Musica in Milan. Christopher Cross author of great hits from the 80s winner of 5 Grammy, Golden Globe and 1 Oscar 1 author of &#8220;Best That You Can Do&#8221; soundtrack of the movie Arthur present his new album &#8220;Doctor Faith&#8221;.</em></p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/9MN-bmymsGY" frameborder="0" width="480" height="274"></iframe></center></p>
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		<title>CULT NOT CLASSIC: SONGS IN THE KEY OF LIFE &#8211; STEVIE WONDER</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 20:19:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L.</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULT NOT CLASSIC]]></category>
		<category><![CDATA[Songs in the Key of Life]]></category>
		<category><![CDATA[Stevie Wonder]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo qualche settimana di latitanza [cit…] eccomi di nuovo fra voi a raccontarvi un cult. In queste giornate fredde e piovose, per sfuggire alla depressione,  vi consiglio un vellutato capolavoro soul : Songs in the key of life di Stevie Wonder. Nel 1976, dopo un periodo di meditazione, il poliedrico musicista, compositore e autore americano [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.waitmusic.com/cult-not-classic-2/cult-not-classic-songs-in-the-key-of-life-stevie-wonder/attachment/songs_in_the_key_of_life/" rel="attachment wp-att-1141"><img class="alignnone size-full wp-image-1141" title="Songs_in_the_key_of_life" src="http://www.waitmusic.com/wp-content/uploads/2011/11/Songs_in_the_key_of_life.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p>Dopo qualche settimana di latitanza [cit…] eccomi di nuovo fra voi a raccontarvi un cult.<br />
In queste giornate fredde e piovose, per sfuggire alla depressione,  vi consiglio un vellutato capolavoro soul : <strong><a href="http://itunes.apple.com/us/album/songs-in-the-key-of-life/id102150" target="_blank">Songs in the key of life</a></strong> di <strong><a href="http://www.lastfm.it/music/Stevie+Wonder" target="_blank">Stevie Wonder</a></strong>.</p>
<p>Nel 1976, dopo un periodo di meditazione, il poliedrico musicista, compositore e autore americano sforna un vero e proprio capolavoro: 21 canzoni divise in due volumi (I e II), che colpiscono direttamente l’anima.<br />
La voce di Stevie è limpida e cristallina ed è dominata da una tecnica vocale incredibile. Nonostante i vibrati e i complicati giochi di voce, resta sempre così opportuno e perfetto, mai eccessivo.<br />
Ma non è solo la sua voce straordinaria a rendere questo disco un capolavoro: è il combinarsi di diversi talenti: quello di musicista (tastiere, batteria, bass keyboards, armonica ), di autore ( <strong>Wonder</strong> non è solo un banale poeta d’amore, ma spazia oltre, nell’intimità, nella introspezione, nell’attualità) e poi ovviamente quello di performer.<br />
E’ un lavoro  che va dal soul più profondo e autentico al più movimentato funky- dance.<br />
<strong>Stevie Wonder</strong> con questo album diventa definitivamente un punto fermo e ispirazione per il pop futuro.<br />
<strong>Songs in the key of life</strong>: inimitabile e unica perla della musica dell’anima.</p>
<p>Vorrei solo riuscire a dimenticare le penose cover da karaoke di queste canzoni&#8230;</p>
<p><em>_________________________________________________________________________</em></p>
<p><em>After a few weeks absconding [cited ...] I&#8217;m back among you to tell a cult.</em><br />
<em> In these cold and rainy days, in order to escape depression, I recommend a velvet soul masterpiece: <strong><a href="http://itunes.apple.com/us/album/songs-in-the-key-of-life/id102150" target="_blank">Songs in the Key of Life</a></strong> by <strong><a href="http://www.lastfm.it/music/Stevie+Wonder" target="_blank">Stevie Wonder</a></strong>.</em></p>
<p><em>In 1976, after a period of meditation, the multifaceted american musician, composer and author produces a true  masterpiece: 21 songs divided into two volumes (I and II), which directly affect the soul.</em><br />
<em> Stevie&#8217;s voice is crystal clear and is dominated by an amazing vocal technique. Despite the complicated games and vibrato voice he is always so appropriate and perfect, never excessive.</em><br />
<em> But it&#8217;s not only his extraordinary voice that makes this album a masterpiece: it is the combination of different talents as a musician (keyboards, drums, keyboards, bass, harmonica),  as author (<strong>Wonder</strong> is not just an ordinary poet of love, but goes beyond, in private, in introspection, in current) and then of course as a performer.</em><br />
<em> It &#8216;a work that goes from the deepest real soul to the exciting funky- dance.</em><br />
<em><strong> Stevie Wonder</strong> with this album it is definitely a milestone and inspiration for the future of pop.</em><br />
<em><strong> Songs in the Key of Life</strong>: pearl of the inimitable and unique music of the soul.</em></p>
<p><em> I just want to be able to forget the painful karaoke cover of these songs &#8230;</em></p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/6sIjSNTS7Fs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/6sIjSNTS7Fs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>CULT NOT CLASSIC: WITHOUT YOU I&#8217;M NOTHING &#8211; PLACEBO</title>
		<link>http://www.waitmusic.com/cult-not-classic-2/cult-not-classic-without-you-im-nothing-placebo/</link>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 17:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L.</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.waitmusic.com/cult-not-classic-2/cult-not-classic-without-you-im-nothing-placebo/attachment/placebo-without-you-im-nothing/" rel="attachment wp-att-1031"><img class="alignnone size-large wp-image-1031" title="Placebo - without you i'm nothing" src="http://www.waitmusic.com/wp-content/uploads/2011/10/Placebo-without-you-im-nothing-479x479.jpg" alt="" width="479" height="479" /></a></p>
<p>1998: <strong><a href="http://itunes.apple.com/us/album/without-you-im-nothing/id453218888" target="_blank">Without you I’m nothing</a></strong> dei <strong><a href="http://www.placeboworld.co.uk/home.php" target="_blank">Placebo</a></strong>, un capolavoro dedicato agli animi sensibili, ai malinconici e a tutti quelli che hanno piena consapevolezza di quanto sia degradante vivere a questo mondo.<br />
Un album nel quale si mescolano diverse influenze: <strong>The Cure, David Bowie, The Smiths</strong>.. un lavoro, senza la volontà di esserlo, ecletticamente inglese.<br />
Le canzoni sono, principalmente, sostenute da basso e batteria, in molti casi autenticamente punk,  sui quali poi gratta una chitarra fredda quasi meccanica.<br />
I testi sono intimi, psicologici nonché psicotropi (nonostante il loro nome).<br />
Il solo modo in cui <strong>Brian Molko</strong> pronuncia ogni singola parola, fa venire i brividi: pulito, perfetto, privo di accenti, fascinosamente afflitto e sconfortato.<br />
Un disco che tocca il lato oscuro dell’animo umano, quasi Leopardiano. Ma senz’altro godibile, che ti prende dentro.</p>
<p>Descriverlo come commovente sarebbe svilirlo, ma se le mie inquietudini avessero una voce sarebbe quella di <strong>Brian Molko</strong> nelle canzoni di <strong>Without you I’m nothing</strong>.</p>
<p><em>_____________________________________________________________________________</em></p>
<p><em>1998: <strong><a href="http://itunes.apple.com/us/album/without-you-im-nothing/id453218888" target="_blank">Without you I&#8217;m nothing</a></strong> by <strong><a href="http://www.placeboworld.co.uk/home.php" target="_blank">Placebo</a></strong>, a masterpiece dedicated to the sensitive spirits, to the sad people and to all those who have full knowledge of what is degrading to live in this world.</em><br />
<em>An album that mix different influences: <strong>The Cure, David Bowie, The Smiths</strong> .. a work, without the will to be, eclectically English.</em><br />
<em>The songs are mainly supported by bass and drums, in many cases truly punk, on which the guitar scratches, cold almost mechanical.</em><br />
<em>The lyrics are intimate, psychological and psychotropic (despite their name).</em><br />
<em>Only the way that <strong>Brian Molko</strong> pronounce every single word makes me shudder: clean, perfect, without accents, fascinatingly distressed and disheartened .</em><br />
<em>An album that touches the dark side of the human soul, as Leopardi&#8217;s poetry. Surely enjoyable, that involves you inside. </em></p>
<p><em>Define it affecting would be degradate it, but if my worries had a voice, would be <strong>Brian Molko</strong> in the songs of <strong>Without you I&#8217;m nothing.</strong></em></p>
<p>&nbsp;<object width="480" height="360"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/p4dNdfOLO7w?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/p4dNdfOLO7w?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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