883 – CON DUE DECA – COVER COMPILATION
Posted on 13 aprile 2012 by in COVER, POP.
Quando uscì il primo album, le suore ci vietarono di ascoltarlo, eccezion fatta per Hanno ucciso l’uomo ragno, che sembrava essere la più politicamente – rectius clericalmente – corretta. Inutile dire, forse, che fargliela a Suor Angela e company era godurioso quasi quanto il Billy all’arancia. E così nel giro di pochi mesi le imparammo tutte, album dopo album, grembiulino dopo grembiulino, fino ad arrivare proprio nella grigissima Pavia, spesso cantata nelle sue canzoni.
Ma poi, a chi gliene frega dei supereroi? E di Max Pezzali gliene frega ancora a qualcuno?
Ebbene, a distanza di secoli, con un coraggio che sfocia quasi nella devozione, i precari della nuova scena alternativa italiana, si cimentano nell’ardua opera di coverizzazione degli 883. Autori e musicisti veri, che non vanno a fare le mosse in tv per portare avanti i loro progetti.
Casa del Mirto, Ex Otago, I Cani, Macrobiotics, Amari, Il Triangolo - solo per citarne alcuni – per una raccolta che a tratti fa commuovere. Una rilettura molto scanzonata e geniale di tutti quei successi che hanno segnato l’epoca del Festivalbar e di Luzzato Fegiz. Le canzoni sono completamente stravolte, rimodellate sulle sonorità e sugli stili caratterizzanti di ognuna delle band; ma legate allo spirito che lo stesso Max voleva trasmettere. Del resto, chi non ha una cassettina degli 883 ? Chi non ha mai scritto missive d’amore scopiazzando i loro testi? Probabilmente questa compilation è venuta così bene proprio per questo motivo.
Ed è questo il pezzo forte del lavoro. Immutata, infatti, è quella sensazione che ti assale quando ascolti queste cover; immutato è quel disagio che ti circonda quando schiacci play. Il portafoglio vuoto, la tipa che ti molla e la città triste. Le parole che non si trovano, il figone di provincia e lo stare insieme. Sempre insieme, nonostante tutto. Questo era e questo è ancora oggi. I tempi in fondo non cambiano mai e nemmeno le persone; forse cambia solo il modo di arrangiarsi e di riarrangiare o, probabilmente, sono solo le band a succedersi nel tempo.
Ma tutto questo per dire cosa? Bravi, bravi a tutti quanti indistintamente, per aver fatto riaffiorare ricordi offuscati, facendomi sentire ancora un giovane che ascolta musica giovane. Un plauso dovuto anche a Rock It, che ha imbastito il tutto e che lo regala senza farsi troppe menate.
E alla tenera età di trentanni, ora che le suore non mi vietano più nulla, trovo il coraggio per una considerazione – citazione quasi mistica: Max: …ed ogni volta tu sei morto e poi risorto..

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