883 – CON DUE DECA – COVER COMPILATION

Quando uscì il primo album, le suore ci vietarono di ascoltarlo, eccezion fatta per Hanno ucciso l’uomo ragno, che sembrava essere la più politicamente – rectius clericalmente – corretta. Inutile dire, forse, che fargliela a Suor Angela e company era godurioso quasi quanto il Billy all’arancia. E così nel giro di pochi mesi le imparammo tutte, album dopo album, grembiulino dopo grembiulino, fino ad arrivare proprio nella grigissima Pavia, spesso cantata nelle sue canzoni.

Ma poi, a chi gliene frega dei supereroi? E di Max Pezzali gliene frega ancora a qualcuno?

Ebbene, a distanza di secoli, con un coraggio che sfocia quasi nella devozione, i precari della nuova scena alternativa italiana, si cimentano nell’ardua opera di coverizzazione degli 883. Autori e musicisti veri, che non vanno a fare le mosse in tv per portare avanti i loro progetti.

Casa del Mirto, Ex Otago, I Cani, Macrobiotics, Amari, Il Triangolo - solo per citarne alcuni – per una raccolta che a tratti fa commuovere. Una rilettura molto scanzonata e geniale di tutti quei successi che hanno segnato l’epoca del Festivalbar e di Luzzato Fegiz. Le canzoni sono completamente stravolte, rimodellate sulle sonorità  e sugli stili caratterizzanti di ognuna delle band; ma legate allo spirito che lo stesso Max voleva trasmettere. Del resto, chi non ha una cassettina degli 883 ? Chi non ha mai scritto missive d’amore scopiazzando i loro testi? Probabilmente questa compilation è venuta così bene proprio per questo motivo.

Ed è questo il pezzo forte del lavoro. Immutata, infatti, è quella sensazione che ti assale quando ascolti queste cover; immutato è quel disagio che ti circonda quando schiacci play.  Il portafoglio vuoto, la tipa che ti molla e la città triste. Le parole che non si trovano, il figone di provincia e lo stare insieme. Sempre insieme, nonostante tutto. Questo era e questo è ancora oggi. I tempi in fondo non cambiano mai e nemmeno le persone; forse cambia solo il modo di arrangiarsi e di riarrangiare o, probabilmente, sono solo le band a succedersi nel tempo.

Ma tutto questo per dire cosa? Bravi, bravi a tutti quanti indistintamente, per aver fatto riaffiorare ricordi offuscati, facendomi sentire ancora un giovane che ascolta musica giovane. Un plauso dovuto anche a Rock It, che ha imbastito il tutto e che lo regala senza farsi troppe menate.

E alla tenera età di trentanni, ora che le suore non mi vietano più nulla, trovo il coraggio per una considerazione – citazione quasi mistica: Max: …ed ogni volta tu sei morto e poi risorto..


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