CULT NOT CLASSIC: JOY DIVISION – AN IDEAL FOR LIVING
Posted on 12 dicembre 2012 by in CULT NOT CLASSIC.
Nei salottini ancora si discute sulla paternità dell’Ep. Secondo alcuni da attribuire ancora ai Warsaw, secondo altri, a tutti gli effetti, ai Joy Division.
La questione è di poco conto ai fini pratici, sempre di Ian Curtis e company si tratta; rileva al massimo ai fini di una corretta qualificazione musicale e di genere. Infatti quello che ascoltiamo di queste tracce è molto Warsaw e poco Joy Division – per come li abbiamo conosciuti, o per come ce li hanno imposti i media. Ciò che conta, comunque, è l’importanza di un lavoro poco conosciuto dalla folla – e dai fans dell’ultimo minuto – che invece ha dato un’impronta profondissima al rock inglese.
An Ideal for Living esce, se non in contemporanea, appena dopo i Sex Pistols e musicalmente, si evince già dal primo ascolto quanto il punk abbia influenzato questo primo lavoro. Ma non solo. Non c’è quel distruttismo cosmico e insurrezionalista di Never Mind the Bollocks, ma al contrario ci troviamo di fronte ad un delirio lucido del contesto sociale.
Non ho chiesto di venire al mondo, mi ci hanno portato e oggi posso solo sentirmi una vittima. Vittima delle frustrazioni; delle illusioni, che nascono nel mio intimo, alimentate da chi mi circonda ed infrante contro le pareti della mia camera. Non c’è voluto molto per e per farmi cadere nel oblio, un oblio domestico nel quale dominano noia ed alienazione. Mi avete ingannato, dandomi una pacca sulla spalla prima e sgambettandomi da dietro poi. Davanti a me un muro. Qualcuno mi aveva detto che avrei anche potuto fare un balzo per lasciarmelo alle spalle e invece, alzo gli occhi e non vedo nemmeno la sua fine.
Album manifesto di una nascente ed alternativa gioventù Hitleriana, costretta ad omologarsi e a seguire le orme dei potenti per sopravvivere dignitosamente, ma senza onore, nel mondo che si è trovata di fronte e dal quale non c’è salvezza.
L’Ep suona molto punk, appunto, con le nevrotiche schitarrate di Bernard Sumner che tagliano il suono ed improvvisi crash di batteria che, come lampi, squarciano la metrica e preludono a quelli che saranno i tipici suoni New Wave, propri dei Joy Division medesimi. Ian Curtis, ancora quasi irriconoscibile, sbeffeggia arrogante il suo mito David Bowie - dal quale deriva proprio il nome Warsaw - e ne trasforma l’immagine, creando un forte senso di ribellione e di esasperazione. Peter Hook fa il resto, sebbene siamo ancora lontani dai bassi torbidi e melmosi di Unknown Pleasures.
In questo breve scorcio di tempo – poco più di un quarto d’ora – ci troviamo di fronte al progetto Joy Division ancora in nuce, primordiale per certi aspetti, ma già indirizzato, quanto a sonorità, verso la New Wave della quale vedranno l’inizio, ma non la fine.

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