CULT NOT CLASSIC: RADIOHEAD – AMNESIAC

Registrato nella stessa sessione di Kid-A, Amnesiac è stato spesso considerato dalla massa come il fratello povero dell’album che ha segnato il cambiamento dei Radiohead. Che poi parlare di cambiamento è sempre pericoloso; forse, infatti, sarebbe meglio chiamarla evoluzione, ovvero sperimentazione.

In realtà, ci troviamo di fronte al lavoro che, forse, più di tutti ha contraddistinto il potere compositivo e camaleontico di una della rock band più innovative della storia. Un potere che sa manifestarsi nelle più svariate forme: dall’elettronica sperimentale, al classico rock alternativo di Ok Computer. Un potere a volte ingombrante, capace di trasformare un album da cantina in un Cult d’altri tempi.

Amnesiac è disordinato, scomposto e senza apparente filo logico, rispetto ai lavori precedenti. Un album complesso che, traccia dopo traccia, viene scandito dalle emozioni e dalle sensazioni. La malinconia di Pyramid Song e la disillusione di Knives Out; le lente rullate jazz ed i primi sentori di quello che sarà il nuovo volto dei Radiohead. Parte del lavoro, infatti, è caratterizzata dal totale distacco dagli schemi pop e strutturati del fare musica di quegli anni.

Un Cult che ha chiuso un ciclo e che ha messo in note il turbamento maturo della band.

Chiudo, parafrasando lo stesso Yorke“Kid A” era come uno shock elettrico. “Amnesiac” è come essere nei boschi, in campagna. Penso che l’artwork sia il modo migliore per spiegarlo. L’artwork di “Kid A” era tutto sviluppato sulla distanza. I fuochi erano tutti dall’altra parte della collina. Con “Amnesiac”, tu sei nella foresta mentre divampa il fuoco».

 

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