Così si chiude la presentazione di questo minimix pazzesco di bside ed inediti dei Chromatics. In pratica questa mezzoretta di new wave e vintage synth racchiude una serie di tracce composte in questi anni e mai finite su nessun album. E poi una sera, anzi una notte, l’insonne Johnny Jewelapre il programmino e tac, imbastisce questo mix a sonorità tetre, ma sempre di gran impatto.
Questo è semplicemente il meglio dell’anno. Non è una classifica, ma solo un elenco delle dieci più belle cose che abbiamo ascoltato, con i loro pregi e difetti.
Enjoy
.Flying Lotus - Until the Quiet Comes (Impeccabile, ma incompleto)
.Tame Impala – Lonerism (Un viaggio nella Psichedelia. Poco originale, ma di un livello superiore)
.Beach House – Bloom (Pieno di sorprese. Al terzo ascolto: la rivelazione)
.Bat for Lashes - The Haunted Man (Magnetico ed elegantissimo)
.XX – Coexist (Un unico fluido in cui, però, si sente un po’ troppo il lavoro di studio)
.Chromatics – Kill for Love (Outsider della West Coast)
.Django Django - Django Django (Ingiustamente etichettato come Spaghetti western rock)
.Mumford & Sons – Babel (Un Cotton Eye Joe vestito a festa)
Guida di sopravvivenza rapida per le lunghissime giornate del Pukkelpop.
Noi di Wait saremo presenti il primo giorno, quindi perchè non farvi conoscere le band che andremo ad ascoltare proprio quel giorno? Bjork, Bloc Party, Bush, Feist; grandissimi nomi nel main stage, ma attenzione; il Pukkelpop è una cantina piena di vini sconosciuti ma di gran qualità. Come, ad esempio, Chromatics.
Band di Portland, che si è anche di recente esibita in quel di Milano. Ci hanno colpito subito. Stile unico e molto retrò. Uno sguardo educato e pulito al club anni ottanta ed ai vicoli fumosi del downtown. In una decina d’anni di carriera all’ombra dei grandi, hanno prodotto tanto e bene. Un mix di early eighties e dream pop, sensualissimo e pacato.
Band davvero interessante che sarà sul palco del Castello insieme a No Ceremony, Flying Lotus e rustie. Proprio il sedici, quando saremo sotto il palco ad ondeggiare.
Si etichettano come gruppo Pop, ma siamo distanti anni luce dalle canzonette di Christina Aguilera. In fondo un’etichetta è solo una convenzione; basterebbe ascoltare con cura le canzoni di questi 4 giovani artisti per notare la differenza tra ciò che il mainstream impone e ciò che invece, viene creato con il cuore.
Probabilmente i Chromatics non sono la band più allegra in circolazione e nemmeno tra le più originali, ma il loro terzo album In The City è una raccolta di piccoli sogni lucidi che tendono all’infinito. Il basso garantisce quella dose di cattiveria non eccessiva, compensata mirabilmente da una voce calda e passionale; mentre cassa e rullante lavorano alle spalle, senza virtuosismi inutili. Brani mediamente lunghi, creati con ponderazione e senso estetico; brani lontani dalla sregolatezza e dalla fisicità, che cercano di toccare più alla testa che alle gambe.
Ed anche dove si recita I’m On Fire (traccia numero 3) più che un incendio sembra un piccolo fuocherello il quale però, riesce a trasmettere ugualmente quell’ardore mentale e quell’eccitazione suburbana, fatta di piccole variazioni cromatiche che si perdono con l’avvicinarsi delle luci del mattino.
They think they’re Pop, but we’re far away from Christina Aguilera’s songs. By the way, a name it’s just a name, but we you listen Chromatics you can see the difference between what mainstream wants and what you create with passion.
Probably they are not the happiest band in the world, and not even the most original; but their album In The City it’s a mix of little lucid dreams which bring us to the infinite. Bassline gives wickedness and it balanced with an hot and sexual voice; kick and snare works behind the scene without excesses. Tracks are created with intelligence and they work much on the head then on the legs.